IL GIOCO E LA VITA

Io gioco, quando dico Io voglio dire quello stesso Io che introduce i dieci comandamenti. Per mia fortuna posso dire che mi capita spesso di giocare e divertirmi, il mio gioco ha delle regole ben precise la prima è la motivazione, ovvero me stesso, la seconda è divertirsi, la terza è farlo con coloro che si divertono con me.
Ho ripreso a giocare alcuni anni fa quando un signore con una barba foltissima alto più di un metro e novanta mi disse che l’unica possibilità reale che avevamo per apprendere era appunto giocare e imparare a non fare, per poter fare. Prima di tutto questo pero ci lasciò per sei lunghi minuti nel più completo silenzio.
Da allora ho iniziato un lavoro sul silenzio e sul gioco che hanno trasformato la mia vita del silenzio. Ne parlerò in altra sede e in altro luogo ma del gioco ne parlo ora.

IL GIOCO E IL BAMBINO

Riconosciuto come indispensabile per la crescita del bambino il gioco è diventato un mercato florido e pericoloso dove per motivi speculativi si è perso quello che è il vero senso del gioco.
Per questo motivo oggi c’è molta confusione e tanti timori. A questo punto mi viene spontaneo l’esempio che mi piace fare di frequente ovvero ” Il coltello migliore è il più tagliente, ma anche il più pericoloso”.
Detto questo ritorniamo a noi e cerchiamo di vedere quali sono gli scopi del gioco nel bambino piccolo: il primo,e,  sicuramente più importante è divertirsi spontaneamente come la sua indole e la sua personalità gli fanno fare. Già qui ci rendiamo conto da subito che queste due caratteristiche sono dettate dalla specie (un cane non gioca come un uomo) dalla razza (un giallo non gioca come un bianco, un leone non gioca come una lince) dal luogo (in Siberia non si gioca come in Africa). Questo significa che il gioco è sempre adatto al piccolo che lo pratica, il quale stimola attraverso il gioco la sua curiosità e la sua voglia di capire e qualsiasi essere vivente continua a crescere e a svilupparsi fino a che gioca e si diverte.
Così comincia a comprendere e a capire, e le sue doti diventano capacità che gli consentono di fare sempre di più e meglio.
Nel gioco ci sono tutti gli ingredienti necessari per crescere e conoscere: il divertimento, l’interesse, la comunicazione, la volontà, la capacità, l’abilità, la concentrazione, la forza, l’elasticità e l’amore.
Credo che la semplice lettura di questi ingredienti possa dare un’ idea della potenza del gioco e di quanto il divertirsi sia importante.

IL GIOCO PER L’ ESSERE UMANO

Per fare veramente un gioco è indispensabile che diverta, che stimoli le naturali capacità formative e conoscitive insite in ognuno di noi. Queste capacità sono delle doti personali quali l’inventiva, la creatività, l’iniziativa, l’analisi, la volontà, la speculazione, la potenza fisica, la riflessione, l’attenzione, osservazione. Ognuna di queste doti è presente in ciascuno di noi ma alcune sono più sviluppate altre meno. Con il gioco è possibile sapere quale di queste doti è più sviluppata e di conseguenza quale gioco ci riesce meglio, ma per fare un gioco al meglio bisogna essere sinceri con se stessi e fare il gioco che ci piace, con le persone che ci stimolano e giocano con noi. Ma come essere sinceri quando tutta la vita a causa dei condizionamenti sociali e delle inibizioni educative è un falso? L’unica risposta possibile è imparando a giocare nuovamente così come facevamo prima che l’educazione distruggesse tutte le nostre capacità di divertirci e di vivere.Voglio ora ricordare i sette handicap più uno che la società dà a ciascuno di noi sin dal momento della nostra nascita e che è indispensabile superare per poter giocare realmente. 1 ego, 2 genitori preoccupati, 3 credenze religiose, 4 educazione, 5 politica, 6 scienza, 7 convinzione di non poter trascendere i sei handicap precedenti, 8 la bellezza vanitosa. Esistono poi quattro chiavi negative e tre positive che possono consentirci di aprire sette delle nove porte della nostra prigione dell’apparenza e sono: 1 non giudicare, 2 non aver paura, 3 non avere aspettative, 4 non vergognarti. Non mentire non è una chiave in quanto per l’essere umano che vive nell’apparenza questo è impossibile. Le tre chiavi positive sono: 1 umiltà, 2 semplicità e 3 apertura.L’Onestà non è una chiave in quanto chi vive nell’apparenza non può essere onesto.Per questo quando iniziamo il nostro gioco ricordiamoci di usare tutte e sette le chiavi ma anche che noi come gli altri almeno nella prima e seconda fase del gioco non potremo essere né onesti né veritieri, e che in queste prime fasi noi siamo l’oggetto e il soggetto del nostro gioco e gli altri partecipanti sono per noi il mezzo per crescere nella consapevolezza.Vi ricordo ancora una volta che il gioco funziona solo se ci divertiamo e per divertirci è opportuno ricordare che nel gioco si vince e si perde; in entrambi i casi si può crescere nella consapevolezza o consumarsi nella vanità e ipocrisia, che noi non possediamo e non possiamo possedere ma possiamo usare ed amare, senza paura né aspettative.Vi ho parlato poc’anzi di una prigione a nove porte e vi ho dato sette chiavi mancano le ultime due che è possibile scoprire solo con il gioco, che quando diventa reale manifesta se stesso e consegna l’ottava chiave. La nona, la più importante, è quella che apre l’ultima porta dietro la quale c’è la realtà ed è nascosta dietro una o più di queste porte e sta a noi scoprirla. Il premio di questo gioco è la vita.

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